Aversa

La millenaria storia della città di Aversa si rivela a visitatori e cittadini attraverso un dedalo di strade e viuzze di cui si compone il centro storico.

Fondata nel 1022 dal principe Normanno, Rainulfo Drengot, il quale, ricevette, per i numerosi servigi resi al Duca Sergio I di Napoli, la rocca bizantina di Aversa. Prima dell’avvento dei Normanni, abili guerrieri ma altrettanto abili politici, il territorio era occupato da un piccolo villaggio sorto intorno alla chiesa votiva di Sancte Paulum at Averze, in ricordo del passaggio di San Paolo per questi luoghi prima di giungere a Roma, dove poi sarebbe stato martirizzato.

Certo S. Paolo non aveva attraversato la famosa porta della citta, l’antica Porta Napoli, meglio conosciuta come Arco dell’Annunziata, ma anche il visitatore più disattento non può fare a meno di

notare la maestosa costruzione che erge accanto al complesso della Real Casa dell’Annunziata, (sorta nel 1315 circa ad opera degli Angioini) denominato appunto Arco dell’Annunziata.

Sorto del 1712, aveva la funziona di collegare il portale d’ingresso dell’istituto di beneficenza, che assisteva orfani (presente ancora la Ruota degli esposti), giovani prossime al matrimonio e senza dote, infermi, con la torre campanaria ricostruita nel 1712 dopo il crollo del 1677.

La torre ha una pianta quadrangolare, poggia su un basamento di piperno bugnato con sopra due ordini superiori scanditi da lesene (elemento architettonico decorativo) doriche e ioniche. Il celebre orologio dalla caratteristica doppia esposizione (detta anche doppia faccia) è del 1776, anno di completamento dell’opera. Certamente questo è il monumento che più degli altri rappresenta Aversa agli occhi del mondo. Attualmente il complesso dell’Annunziata è sede della Facolta di Ingegneria della Seconda Università degli Studi di Napoli.

Continuando lungo Via Roma, centro dello shopping aversano, ci si ritrova ad ammirare una dietro l’altra una serie di chiese ed icone votive di cui è pieno il percorso, fino a giungere alla chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo meglio nota come chiesa della Madonna di Casaluce. La denominazione si deve ad una antichissima icona, una tavoletta, di stile bizantino, raffigurante una Madonna con in braccio un bambino, secondo la tradizione, dipinta da San Luca e salvata dalla distruzione certa a Gerusalemme da Ruggero Sanseverino. L’icona, dopo alcune vicende travagliate, viene lasciata dal re di Napoli, Carlo d’Angiò, al fedele amico Raimondo del Balzo, Barone del Castello di Casaluce. Quest’ultimo decide di trasformare il suo maniero in un monastero, costruire una chiesa e di affidare tutto ai monaci celestini. La tradizione vuole che l’effigie della Madonna sosti per 8 mesi nella citta di Casaluce e per i restanti 4 ad Aversa, dando vita ai festeggiamenti in onore di Maria SS. Di Casaluce, patrona di Aversa, ogni seconda domenica di settembre.

Il centro storico si schiude davanti ai piedi del turista o del cittadino che decida di addentrarsi e perdersi nella citta delle 100 chiese. San Francesco delle Monache, gioiello del barocco napoletano, San Antonio da Padova, chiesa di architettura gotica a navata unica, con il rosone centrale ed una facciata sobria e semplice, tipica dei frati francescani che ancora abitano il convento, fino a giungere al fulcro della vita religiosa della citta ovvero la Cattedrale di San Paolo.

I Normanni edificarono, nel 1053, la chiesa sulla originaria cappella di San Paolo e nei 10 secoli di storia ha subito rimaneggiamenti e trasformazioni che ne hanno, inevitabilmente alterato la forma originaria. Artefice dei cambiamenti della facciata, oggi in stile barocco, fu il vescovo di aversa Innico Caracciolo, intervenuto a sistemare una chiesa che i numerosi terremoti avevano devastato. Sulla destra della facciata, un ponte collega il campanile del 1493, tipicamente normanno retto agli spigoli da quattro colonne per angolo e termina in altro con una forma ottagonale dove è presente un busto marmoreo che rappresenta una guerriero normanno, forse proprio Rainulfo Drengot, fondatore della città. Unica nel suo genere è la cupola ottagonale che sovrasta in duomo, rifatta nel XIII Secolo.

L’interno della chiesa e una gioia per gli occhi, tre navate illuminate dalle finestre laterali e dalle innumerevoli opere pittoriche che si snodano lungo i lati. Fino ad arrivare all’altare maggiore, progettato da Luigi Vanvitelli (si proprio quello della reggia di Caserta). All’interno del Duomo, sulla parte sinistra, è  collocato il Tempietto di Loreto, perfetta ricostruzione in scala della casa di Maria di Nazareth, che, come vuole la tradizione, durante l’occupazione delle Terra Santa fu trasportata dagli Angeli fino a Loreto.

Alla fine della visita alla cattedrale, le viuzze del centro storico, dove si viene rapiti dalla storia, offrono il seminario vescovile, il Castello Aragonese, in passato dimora di re e regine tra cui Giovanna I d’Angiò, ed è proprio con l’avvento degli angioini che la citta vive il suo momento più florido che la scelsero per molto tempo come residenza. Ed qui che si consuma uno degli eventi più cruenti, quando un gruppo di nobili napoletani, forse guidati dalla regina Giovanna I, che amava molto Aversa, ne uccisero il marito, il  principe Andrea D’ungheria. Tale omicidio fu prontamente vendicato dal fratello, Luigi d’Ungheria che, a capo di un esercito arrivo; in Italia, si fermò ad Aversa. Indisse un banchetto, per cercare la riconciliazione con nobili che avevano congiurato per uccidere il fratello, e li fece uccidere alla stessa maniera in cui era stato ucciso il principe Andrea. Addirittura il capo della congiura fu impiccato dalla stessa finestra del principe ungherese.

Il Castello fu ospitò un carcere giudiziario ed oggi è sede del Tribunale di Napoli Nord, La Chiesa di Santa Maria a Piazza, la più antica della città. Sorta nell’XI secolo, in una zona a forte vocazione commerciale e crogiuolo di razze disparate, poichè nella zona vi abitavano greci, bizantini, ebrei ed arabi, popoli tradizionalmente votati al commercio. È  qui che sorge una piccola cappella votiva, con simboli insoliti, come una croce cammata (ossia una sovrapposizione di due croci), una stella in una circonferenza, una losanga, simboli legati probabilmente a diverse culture.

La chiesa, come noi oggi la conosciamo, conserva il suo impianto romanico, anche dopo il restauro degli anni 60.all’interno pregiati affreschi anche di scuola giottesca.

La camminata, se ancora non se ne ha abbastanza, conduce a casa Cimarosa, casa natale, recentemente restaurata e riaperta al pubblico, del grande compositore aversano, rappresentante di quella cultura musicale di fine settecento dell’opera buffa. Autore prolifico, si contano ben 99 opere complessive, di cui la più celebre e il matrimonio segreto, scritto mentre si trovava in Austria alla corte dell’imperatore Leopoldo II. L’opera fu messa in scena a Napoli al Teatro dei Fiorentini, per 110 sere di fila, decretandone l’assoluto successo.

Aversa ha dato i natali anche ad un altro illustre compositore, Niccolò Iommelli, la cui produzione si espresse soprattutto in musica sacra, sperimentando tutte le strade possibili dalle composizioni in stile antico con coro a cappella che i pezzi per i grandi organici. Celebri la Passione di Gesù Cristo, con libretto di Pietro Metastasio, la Natività della Beatissima Vergine e la Gerusalemme convertita.

E se Aversa ancora non vi ha convinto, allora è bene venirci e godersela…magari facendo di corsa la 10 miglia Normanna!

Chiama ora!